Il Teatro un giorno ti incontra per strada o nella semioscurità di una sala. Ti spoglia di quanto sapevi, senza farti restare nudo. Ti fa riconoscere dietro le tue maschere ed annulla la distanza da esse. Ti restituisce all'umiltà dell'ascolto. In questo luogo, sei invitato a darti quale sei, uno in più dei centomila personaggi già incontrati.

venerdì 3 febbraio 2012

Atelier DramaticaMente Teatro,




Atelier DramaticaMente Teatro, 22.01.12

Credo che oggi gli emisferi dei partecipanti si siano contesa una pallina da ping pong bizzarra, che sfuggiva costantemente alle traiettorie del pregiudizio e dell'abitudine. La partita è stata vinta da tutti e due, con beata pace del corpo calloso al centro. Non sempre accade che l'emisfero proposizionale e quello apposizionale si dividano la torta equamente, dopo che gli è stata sottratta per intero. Reset dell'ovvietà, contro il panegirico del signor "conosciuto", verso l'arrembaggio della risorsa.
Bravi i miei attori ancora in erba, ma con gli occhi attenti rivolti alle stelle e alle loro navigazioni creative. Grazie. Director

L'Atelier LiberaMente si avvia a diventare Onlus (progetto)


Avvisiamo tutti gli attori ed ospiti dell'Atelier LiberaMente che le attività si sposteranno sul blog DramaticaMente Teatro, poichè l'Atelier si appresta a diventare, auspicabilmente, associazione Onlus. In bocca al lupo a tutti ed al nostro teatro.
director

Atelier Drammaterapia, cognizione ed affetti, rette parallele?




@ Moonlight"
Eccoci qui a ricominciare il nostro percorso alla scoperta delle nostre potenzialità nascoste, dei nostri limiti, della nostra capacità di relazionarci con gli altri. Ciascuno con i propri obiettivi più o meno dichiarati ma con la speranza di scoprire qualcosa di inaspettato durante il cammino; è bello incontrare i compagni di avventura con i quali è stato costruito un nucleo solido che ora attira a sè con estrema facilità altre particelle che gli girano intorno. Il Director ci fa notare come in questi casi possano innescarsi meccanismi di gruppo che accettano in toto o respingono l’”alieno”; ma quando l’alieno ha le sembianze e la carica di energia e di simpatia di Morgana è impossibile respingerlo. La nostra navicella imbarca la nuova arrivata e si prepara ad ospitare la prossima volta altri due alieni.
La sessione mattutina è dominata dalla prorompente loquacità del Director; si parla di emisfero destro e sinistro, di soma ed emozioni. E rifletto su come ciascuno di noi, non potendo controllare tutti gli eventi che gli accadono intorno, non possa avere il controllo completo della propria vita; e questo gli impedisce di immaginare il proprio futuro come veramente lo vuole, di ESSERE ciò che vuole. Non essendo la coscienza unita alle emozioni seguiamo, in modo poco consapevole o del tutto inconsapevole, la strada che altri ci hanno indicato e spesso calpestiamo la nostra dignità. L’unicità che è in noi vorrebbe esprimersi ma i pensieri che attraversano la mente, inquinati da anni di condizionamento, ci impediscono di esprimerci al meglio come coscienza divina.
Il Director ci racconta come, nella filosofia sciamanica, le cose piccole hanno la stessa importanza di quelle grandi; e allora sono giustificate le grandi reazioni a fatti apparentemente piccoli come il bellissimo momento di commozione di Jolie che ha attraversato in realtà l’intero gruppo. Brava lei che riesce a liberare le sue emozioni così. Per me è un periodo molto particolare e mi domando: mi emoziono troppo facilmente ORA oppure non mi emozionavo affatto PRIMA ? La sensazione è forte; con questi compagni di viaggio, prima o poi anch’io riuscirò a togliere il tappo a questa pentola a pressione piena di emozioni che girano vorticosamente e farò come Jolie.
E la pallina da ping pong? Vediamola come il simbolo di tutto ciò che di ideale e di speranza ci accompagnerà in questo viaggio. La metterò in tasca e la porterò sempre con me; sarà il diario del mio inconscio con cui dialogherò quotidianamente.
L’ape sarà invece il simbolo di uno sciame che impollinerà i fiori che sono in noi; ognuno darà il proprio contributo per impollinare i fiori degli altri affinché diventino frutti da gustare.
I primi esercizi del pomeriggio ci insegnano ad occupare lo spazio, incontrare gli altri, gratificarli con un nostro saluto: “Salve, tutto bene in famiglia?”. Chissà cos’è che mi fa scegliere un compagno piuttosto che un altro quando mi avvicino ad entrambi. E poi chiedere un favore a qualcuno che risponde “Basta! Non se ne può più”: è curioso vedere come cambia la dinamica facciale a seconda di chi chiede e a chi, e di chi risponde e a chi. Dinamica che viene trasportata anche nel corpo quando si passa ad un esercizio ancora più forte dove i sentimenti simulati dagli attori sono opposti; c’è chi si avvicina ridendo ad un compagno che risponde volgarmente al malcapitato. E in questo esercizio le dinamiche di coppia sono ancora più evidenti; si vede bene come chi vuole attaccare “entra” fisicamente nello “spazio vitale” di chi si difende come è altrettanto chiaro che, chi non è abituato ad attaccare, tende a non finire l’azione di attacco a sgusciare via a cercare l’incontro successivo.
Poi, dopo aver iniziato il reset fisico, che durerà diverse sedute, si passa ad una piccola esperienza cosmogonica dove avviene il reset dei significati della nostra esistenza; e allora ci ritroviamo nel brodo primordiale della natura, accompagnati dal suono evocativo del gong e da una musica che cancella temporaneamente la consapevolezza. Non credevo si potesse riuscire così facilmente a perdere la cognizione ed eliminare i pensieri dalla mente pur essendo in uno stato di coscienza fisica; l’unica cosa che è in grado di creare il mio cervello in questi momenti sono colori cupi, non allegri, ma che danno il senso dell’evoluzione, del cambiamento, il senso della nascita, dell’incontro con la vita. Pur non essendo un farfalla ho la sensazione di uscire da un bozzolo ed iniziare a volare l’avventura della vita, a conoscere nuovi movimenti del corpo, più armoniosi di quelli che sono abituato a compiere. Sono momenti in cui mi sento ancora un neonato, un’entità singola che sta scoprendo sé stesso e lo spazio che lo circonda; e poi scopro i sensi, passando attraverso canali percettivi diversi che si intersecano, “sento con lo sguardo”, “vedo con l’udito”, ascolto con gli occhi”. Quando poi tutti i sensi sono delineati ed inizio a relazionarmi con gli altri “neonati” arrivo a conoscere l mio SESTO SENSO, quello delle emozioni.
Quando ci ritroviamo tutti insieme al centro si ricostituisce il nucleo, si riuniscono le nostre energie positive e sotto la protezione, di cui hanno bisogno tutti i neonati, iniziamo una serie di giri vorticosi ad occhi chiusi ed avviene il miracolo; nessuno cade, lo sciame a volte si apre a volte si divide, ma basta il dito del Director per ricomporlo immediatamente, c’è una forza di coesione invisibile ma fortissima che si contrappone alla forza centrifuga. E’ la necessità degli altri per la propria sopravvivenza ? O semplicemente la voglia del neonato di costruire una società ?
Una musica ancora più bella (il Director è veramente straordinario nelle scelte) ci accompagna in una elegantissima danza della vita dove ognuno prende un compagno e compie di fronte ad esso una danza fatta di piccoli movimenti senza contatto fisico e lo invita a rispecchiare i propri movimenti come se ci fossero dei fili invisibili a collegare i corpi; e provare l’ebbrezza del contatto invisibile che continua quando la distanza tra i corpi aumenta. Per me è la metafora di ciò che unisce le anime; quando due anime si trovano a condividere un sentimento, una speranza, un ideale, anche quando si allontanano fisicamente continuano ad andare nelle stesse direzioni, in quelle direzioni che conducono alla re-unione. Ed infatti la danza si conclude chiudendo gli occhi e con un impercettibile contatto fisico: è la gioia dei nostri cuori.
Lo sciame di api è pronto per spiccare il volo.


@ director

E' interessante e bello riflettere sul fatto che le api, a volte, quando decidono di sciamare, ci lasciano senza apparenti ragioni, anche se ci sono. Bravo Moonlight

sabato 26 novembre 2011

Sonia, il Resto della Mia Vita, piece cinema-dramaterapica


SONIA, IL RESTO DELLA MIA VITA
ovvero...oltre i posti dell'amore.

Pièce Cinema-Dramaterapica di E. Gioacchi e F. Pitorri
Regia E. Gioacchini
2 dicembre 2011, h.20.30
Cinema Nuovo Aquila , Via Aquila 68
Euro 10,00, a favore del "projecto jovem" sponsorizzato dall'Associazione Onlus
"Il Sorriso dei Miei Bimbi" -


Come director di questa Compagnia e con il supporto dell'Atelier LiberaMente, sono molto contento di destinare la filosofia e l'impegno del nostro lavoro artistico ad una iniziativa così importante  e concreta: aiutare l'infanzia di una favela brasiliana ad avere istruzione. Questo comporta lo sviluppo di quella libertà che è possibile per l'individuo solo a patto di non vivere nell'umiliazione di avere negato il potere della conoscenza, quello che permette di scegliere tra il fare gisto e sbagliato.
Non deve esistere casta per il sapere e, per noi che approfondiamo il discorso del teatro, come opzione ludica per lo sviluppo delle nostre risorse, è fondamentalmente etico rivolgere il pensiero ed il nostro supporto a chi l'istruzione basilare per difendersi e crescere non può avere. Pericolosa pregiudiziale, quindi, alle possibilità del destino.
Un ringraziamento all'Associazione Il Sorriso dei Miei Bimbi ed al Cinema Nuovo Aquila, che da molto tempo oramai sponsorizzano con un aiuto tangibile le campagne destinate ad aiutare l'emarginazione, lo sfruttamento, la povertà vera.

Nella drammaturgia che rappresenteremo, ho sottolineato a quattro mani con F. Pitorri quanto non esista luogo elettivo per il dolore, per la povertà affettiva, come non ne esiste uno particolare per l'amore e la crescita. Nello stesso tempo, la responsabilità di quanto avviene nel micro e macrocosmo delle nostre relazioni familiari, sociali, politiche ed economiche non può essere più sottovalutata. Compete ad ognuno dare il proprio contributo in quella che definisco "fabrica" del vivere sociale. L'individualismo esasperato non può più proteggere nell'anonimato dell'interesse del solo singolo, senza che prima o poi vi sia un ricasco anche nel collettivo. Dare le responsabilità  alla "globalizzazione"di quanto avviene nelle aree più bisognose del pianeta, ma oggi anche in quelle fino a poco tempo fa considerate meno a rischio di povertà, significa in parte deresponsabilizzare l'azione del singolo, sottrargli il potere dell'associazionismo per la difesa del proprio pensiero e dei propri diritti. E le recenti spontanee convention di gruppi di "indignados" nei luoghi del "potere", della "decisione", delle "regole" sta a significare poprio questo: la riconsiderazione di una democrazia veramente autentica. Questa deve poter albergare nello spazio privato e nello spazio pubblico, nel discorso sociale e nella sua prassi politica.
Potrebbe sembrare di essersi spinti lontani dal soggetto e dalla piece in oggetto con queste considerazioni, ma basterebbe pensare a come indigenza, carenza affettiva e difficoltà determinano i destini degli uomini,  per comprendere che anche Sonia ha diritto a ricercare e comprendere il "Resto della Sua Vita". Grazie alla compagna di scrittura, agli attori, a tutti i collaboratori ed amici ed in bocca al lupo!

E. Gioacchini

giovedì 8 settembre 2011

In prossimità del nostro Workshop sul Principe Rospo!



A proposito di questo ranocchio...
Quest'uomo...stanco nel compromesso, per il compromesso, del compromesso, nella stagnante acqua dei propri ideali e timori. Convinto che basti muoversi, agire, imbrogliare la vera storia dei propri pensieri e bisogni più autentici, oltre quelli che la cultura gli consegna, per non cadere nella disgrazia di una "storia" personale e sociale che invece è sempre la stessa. Con l'alibi di un vigore fisico che lo fa gridare sulla sommità della vetta; se serve, affrontando gelo e tormenta, deserti ed eserciti. In fuga in avanti, a sorpassare la propria ombra, in un gioco infinito. Finalmente, egli si osserva. Posa il gladio sulla riva immota dello specchio d'acqua scuro...che a poco servirebbe, maldestramente afferrato dalle dita di una zampa allungatasi durante la notte dell’evoluzione. Nel riflesso, pallido anch'esso, della luna e al canto di di qualche prossimo verdognolo compagno di salti:
"Ma quando sono solo con questo naso al piede,che almeno di mezz' ora da sempre mi precede, si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore che a me è quasi proibito il sogno di un amore...
Quest'uomo, questa donna devono scoprire che non basta discutere di filosofia e scienza od imbrogliare il senso di morte con gli ideali e l'istinto di procreazione, perchè vi sia un senso alla propria avventura. Un capriccio della natura, un soffio del Dio, li ha tolti dall'acqua sepolcrale della coscienza, forse l'amore può "destinarli" più compiutamente ad un incontro. La strada della rinuncia, quella della sfida? E' il caso di dire che, in questo caso, non vale il tertium non datur. Biologia e cultura dialogano dentro comunque e la coscienza di questo dialogo, mentre si svolge, è la terza via..

sabato 3 settembre 2011

The Princess and the Frog at OneTrueMedia.com

Hypnodrama Workshop 2008: The Frog was confused by the new, unknown and unespected contact.
He withdrew in hymself and, from time to time, he would come out and observe that strange, bright being called Princess. There was a crossroad dragging him backwards and forwards at the same time. He didn't know yet that he wouldn't be the same anymore. He could sense something new, something less and less threatening. Then "curiosity" won. The tenacity of that gaze and of that flattery won. Being able to familiarise with the unknown...is a journey.
We fear that there might not be turning back but the journey happens inside us.
Eventually, the contact woke them both to an encounter inside them...
She. the Princess, was entering his dream...He, the Frog, was coming out of the sleep of unconsciousness... ...which became hands, and arms, and kiss... (by Hypnodrama's Workshop)


lunedì 1 agosto 2011

L'ascolto in Drammaterapia


Il brano che segue costituisce uno stralcio di dialogo tra un attore dell'Atelier e il director, in calce ad una piece lì appena lavorata nel laboratorio che, apparentemente, ha in comune con quanto descritto solo la cornice di un “mattino”, del “risveglio” all’incontro con il mondano, alla potenziale “risignificazione” della vicenda personale (A= attore, D= director).
A- Ci sono cose che arrivano quando le cerchiamo, ci sono cose che arrivano perché ce le aspettiamo, ci sono cose che, indipendentemente dall’uno o dall’altro dei sopraccitati motivi, arrivano comunque, e sia che inducano in noi sentimenti positivi o negativi, sono quelle che sicuramente muovono più energia interiore”
D- Si, ci sono cose che esistono solo grazie ad un “ascolto” differente. Quello dove ci si trova ad avere chiaro il senso dell’eco dentro della vita affaccendata fuori, importante o banale che sia. In una civiltà che non può dimenticare di avere questo impiccio straordinario che è la coscienza, potrebbe esservi più spazio per meditare senza l’urgenza dei temi. Già il “ricatto” della nostra finitezza è così urgente su questo veloce tratto di strada chiamato vita e pensare permette di sapere che ci si trova in viaggio e si scoprono quelle cose di cui tu parli…”
A- E’ vero…saltano fuori dal cappello di un mago, le trovi in mezzo alla strada dietro l’ennesima curva, le avverti guardando il cielo stellato, le percepisci quando stai insieme a una persona speciale… O te le ritrovi dentro solo perché hai guardato con gli occhi diversi che dicevi…
Nei giorni in cui non vado al lavoro, mi alzo e mi preparo il caffè, nel silenzio del mattino e di una altrettanto silenziosa cucina che affaccia sul cortile interno dello stabile in cui abito.
“Lei” mi segue, e silenziosamente mi osserva compiere gesti ormai consueti, mi guarda bere il caffè, e altrettanto silenziosamente aspetta che mi preparo per uscire. Parliamo un po’, anzi parlo solo io, ma lei è un’ottima ascoltatrice, direi che pende dalle mie labbra…
Scendiamo velocemente le scale, lei mi precede, ma ad ogni pianerottolo si ferma e aspetta il mio arrivo, per poi sorpassarmi nuovamente mentre affronto la rampa in discesa. E’ il suo modo per farmi capire che è felice, lo leggo nei suoi occhi e in atteggiamenti ormai noti. Apro il portone e usciamo in strada, ancora non intasata dal traffico e dai pedoni.
Parlo di Luna, la mia femmina di Labrador, che accompagna la nostra vita da più di tre anni, e che, a suo modo, mi ha fatto notare cose che non avrei pensato di scoprire. Alcune espressioni del muso, certi atteggiamenti del corpo, ci spiegavi una volta,, sono comuni a tutti gli esseri viventi. Riguardano quel moto “miracoloso” che ha separato dall’indistinzione un “distinctum”, che ha fatto emergere la vita.
Un cane particolarmente espressivo, specialmente se vive a stretto contatto con la famiglia all’interno di un appartamento, instaura un rapporto di intesa fatto di gesti ed espressioni che non lascia spazio a fraintendimenti, cosa che a volte manca nel rapporto tra esseri umani basato sul verbale…Ciò che ha consentito la nostra evoluzione paradossalmente diventa un limite…
A me accade di cercare la risposta nel fatto che spesso la comunicazione verbale non è vero, o almeno non è tutto, omette e nasconde parti di noi che non vogliamo arrivi al nostro interlocutore ed anche a noi stessi, per quella difesa, quel pregiudizio, quella difficoltà che ci fa muovere con circospezione evitando gli “errori”. Il verbo, che grammaticalmente definisce l’azione nel tempo e nel luogo spiegandola in maniera inconfutabile, diventa, nell’accezione che definisce la capacità comunicativa propria degli esseri umani, lo strumento per circuire l’altro e per spiegare il meno possibile di ciò che vogliamo realmente comunicare, rendendo il nostro parlare una schermaglia fatta di pronomi, aggettivi, avverbi, sostantivi ed esempi che cercano di far capire “fuori” e poco o nulla “dentro”.
D- Ricordi…abbiamo lavorato con Ionesco questa babele di parole e significazioni, questo affannoso e “rinocerontesco” modo di vivere nel pregiudizio il timore del nuovo…
A- Credo sia per questo che spesso avvertiamo la necessità di un rapporto con quel compagno di viaggio che è un gatto un cane, un animale; l’animale non ci giudica, non soppesa, certamente valuta e ti dià il segno di quanto tu mostri e non fa scattare in noi il riflesso del nostro pre-giudizio.
E come Luna ed io ci capiamo con uno sguardo, allo stesso modo oggi sento molto più istintivamente le persone che ho davanti, e questo mi rende la vita molto più semplice e… leggera.
Se la difficoltà è una risorsa, perché ci rende migliori accettandola e lavorando per superarla, se la vita è un cammino da affrontare serenamente impegnandosi a dare il 100% delle proprie energie, continuo a cercare le mie risorse; dentro di me, specchiato negli altri, perfino negli occhi del mio cane.

lunedì 4 luglio 2011

Drammaterapia e Labirinto



@ Alemirk
È vero molto! Le cose arrivano quanto meno te l'aspetti, positive o negative che siano bisogna accettarle, perche fanno parte di noi! E solo facendole entrare nella nostra anima nel nostro più profondo, riusciremo a superarle, perche fanno parte di noi: sono le nostre emozioni più profonde che ci distinguono e ci fanno sentire che ci siamo e che siamo vivi! E nessuno mi capira e aiuterà mai quanto me stesso! La vita è un cammino, come dici tu director, dove ognuno cerca, almeno prova di prendere la strada giusta.... Ma giusta e sbagliata che sia la nostra Vita viene recitata da noi su un palcoscenico pieno di difficoltà, e chi come me, miei cari amici, ha sofferto molto, ma ne è sempre uscito lottando fino alla fine con l'aiuto di una persona come te Ermanno e delle persone come voi amici cari che sto recitando questa parte della mia vita. Se  devo scegliere un compagno per affrontare un lungo cammino verso linnarrivabile serenità, scegliero voi! Vi voglio bene!

@ Beatrice
Sonia si ritrovava a scrivere sul suo diario tutto quello di poetico, di romantico, che gli capitava di leggere ovunque; tutto ciò che aveva il sapore dell’amore. Si ritrovava spesso a parlare con la sua splendida Luna, dividendo con lei tanti momenti: la sofferenza, quando nessuno voleva capire il suo momento magico di vita, si sentiva soffocare ed usciva fuori guardando un paesaggio patinato di luce e il tuo riflesso sul mare sembrava sussurrarle: non è possibile che tutto la meraviglia delle cose naturali possano essere distrutte e te Luna tornavi con la speranza del domani. Desideravi, l’osservavi quando la palla luminosa iniziava il suo mancare fino a divenire uno spicchio e dopo a ripartire; giorno dopo giorno il tuo crescere. Eri così felice per quei cicli di vita che davano un senso a tante cose. Sognavi di fuggire, di vivere la tua vita, invece che osservarla e lasciare che il tempo scandisse i colori della primavera, dell’estate, dell’ autunno…. Inverno delle stagioni. Hai sempre prediletto la stagione dei fiori, del tepore, della rinascita perché ti dava energia ed il bello e l’amore che racchiudono i sogni, battiti, emozioni… Continua a parlare con freschezza di te, urlo che si schiaccia sul tetto.

@ Slesia

Preferite un uomo con le palle che vi dice sempre quello che pensa, che se ne assume la responsabilità, serio, presente e che vi risponde per le rime quando, secondo lui, dite una cazzata, o uno che fa finta di starvi vicino e vi accontenta con smancerie e baggianate varie a cui siete tanto disposte a credere, e poi fa quello che gli pare, circuendovi e cambiando le carte in tavola?"
Il primo, sempre il primo, senza dubbio e senza tregua.
Perchè un compagno sia una persona che ti fa crescere, che ti rimette sempre di fronte a te stessa e a sè, come 'altro', come 'oggetto amato', come specchio e come finestra al mondo. Perchè un compagno sia sempre stimolo e nutrimento, anche se un nutrimento per cui devi sudare, soffrire, piangere, ma un pianto vero, profondo, liberatorio e catartico, vale mille falsi e facili sorrisi, fiori a colazione che ti avvelenano la giornata.
Perche' il rapporto sia un confronto, due anime oneste e sincere che si parlano e si scontrano, se lo scontro e' motivato da onestà' intellettuale ed emotiva, dal desiderio di capire e di ascoltare, ma anche di farsi ascoltare, perchè' ne' uno ne' l'altro possano chiudersi a riccio nel proprio mondo di facili (false) sicurezze e bugie.
Perchè stare CON un altro significhi davvero condividere se stessi e non solo passare le giornate insieme.

@ director
L'esperienza con l'altro: questo vertiginoso smascheramento della nostra fragilità in cerca di quell'investitura magica che, invece, ti faccia potente negli occhi dell'altro. Il denudamento dal falso coraggio di essere se stessi.
Voglilo, questo tuo posto nello schieramento anonimo o personale degli altri! Occupalo questo tuo tempo, finchè dura e sii pronto alle costanti chiamate che la vita fa, intorno e dentro te.

domenica 3 luglio 2011

Epistolario Drammaterapico: le letture personali

Consciousness vs. Awareness, Dramatherapy Workshop, 17.06.11
Creative Drama & In-Out Theatre. Carmen Tufo e Gianni de Angelis
Epistolario Drammaterapico
"Perchè non ti sei ribellata ,non ne hai parlato a dovere quando forse le parole sarebbero servite a qualcosa, magari a conquistare la fiducia di Mario, mentre oggi servono solo a liberarti la coscienza? Una parte della vita passata a pensare al passato alle parole non dette...gli anni trascorsi purtroppo non tornano indietro. Analizziamo subito i nostri errori ed impariamo da essi, affinchè ogni esperienza sia un mattone del palazzo che costruiamo durante la vita e non un filo di paglia che il vento porta via. Alice"

Cara Alice, apri una voragine di possibili riflessioni. Quella sera, tu non hai assistito al reading di Angela sulla lettera di Sandra, al suo commiato a Mari,non eri presente al workshop, ma a parte le emozioni che la lettura poteva suscitare in una rappresentazione molto intensa (direi davvero "vissuta" in quel momento dall'interprete), tutto quello che abbiamo è solo in quella lettera, sunto ed epilogo di un rapporto a due, del quale ascoltiamo solo una "campana"!
Mi compiaccio che almeno da uno dei addirittura "non presenti" (davvero solo uno), venga l'intervento; alcun i tuoi compagni di viaggio sembrano tanti Mario (non me ne voglioni), pigri, incartocciati nella propria storia ad osservare quella a cui vanno ad assistere, ma niente, apparentemente li tocca. O forse sì, ma noi possiamo parlare solo di quanto ci viene confermato. Ora comprendi meglio quello che ti dicevo a proposito dell'essere "assenti", con l'alibi della presenza. Per Mario è stato così?  E' credibile che Mario sia effettivamente così, che almeno lo sia stato, ma per autodenuncia è anche verosimile che l'acuta analisi e "psicanalisi" di Sandra sul proprio rapporto con quell'uomo "soldatino" nelle mani di altri sia giunta tardiva, come dici tu, pagliuzza dissolta nel vento, che parla ma non costruisce.
Quando le chances vengono consumate ed il loro tempo scaduto, a poco servono le recriminazioni. E così, mentre nella nostra piece lavoriamo una Sonia "mendace" per un verso, ritroviamo una Sandra  capace (quanto consapevolmente) di vivere una bugia ed autoingannarsi. La prima, da sempre arrabbiata con la vita, tanto che con il "resto della sua vita" vuole farci quello che vuole (ma cosa vuole, se non l'amore); la seconda disillusa, apparentemente per "colpa" degli altri, di "Mario", ma poco responsabile ad assumersi la responsabilità di scelte, percorsi e conseguenze. Sì, anche lei arrabbiata.
Il fatto è che risulta estremamente meno sgradito proiettare all'esterno la nostra rabbia, piuttosto che rintracciare il filo pericoloso delle nostre responsabilità, persino in incontri sbagliati, ostinate strade condivise. Se Sonia e Sandra non sapranno fare questo umile atto  di un viaggio doloroso nella loro consapevolezza, il mondo continuerà ad apparire loro come cattivo o, altre volte, illusoriamente, compensativo. Dovranno essere in grado di autoperdonarsi, come brave madre con se stesse, direbbe Karen Horney, superando il conflittuale retaggio delle proprie identificazioni. Grazie Alice.

mercoledì 29 giugno 2011

Drammaterapia e la Follia di Pulcinella

CINEMA-DRAMATERAPIA : Una Camera a Guado nello Stagno.
 Seminario tenuto a Roma da Plinio Perilli e Ermanno Gioacchini il 3 febbraio 2011,
presso il Creative Drama & In- Out Theatre. Performance Introduttiva, Nina Maroccolo
Non so se quella volta fosse responsabilità di Plinio o dell'ugola improvvisata di Ninì, certo è che sollecitare la follia ad uscire dal testo, dalla drammaturgia, come dal discorso sull'Arte e renderla visibile, ologramma a trecesntossessanta gradi, non è affatto facile. Plinio Perilli è un personaggio scomodo, si siede composto nella poltrona accanto alla tua, mentre tu giureresti di averlo davanti sul palco o dietro al tavolino della conferenza, e ti parla. E' così che "Pulcinella", deforme come la sua vena folle, improvviso ed affatto puntuale si materializza. I tomi possono giaciere lì, con le gambe (sempre che ne abbiano) accavallate, spigolati sul bordo del piano ed il discorso diventa una produzione a 3D. Plinio Perilli entra nel testo e lo svolge come un gigantesco poster per la coreografia del tuo spettacolo. E' un servitore gentile e lì ti serve appunto l'arte, meglio se cinematografica, ma poi quello, il cinema, ha fotografto già tutto, ed allora l'arte in generale, quella che tocca le tue corde, mai troppo comode od accomodate su quella poltrona.

lunedì 27 giugno 2011

Drammaterapia, Interpreti & Direzione

Dramatherapy Workshop, Consciousness vs. Awareness,
Angela Fracchiolla, Gianni De Angelis e Director. Roma, 17.06.11.
Fotografia, C. Gioacchini. Regia e Fotoelaborazione, E. Gioacchini 
@ Nero
Sonia… e cos’altro?
Costruiamo la nostra vita un giorno dopo l’altro con i materiali che ci vengono forniti -l’insegnamento dei nostri genitori-, quelli che troviamo strada facendo-, le nostre esperienze- e quello che ci piomba addosso proveniente dal contesto in cui viviamo.
Veniamo su così, con parti dure e parti estremamente molli, con caratteristiche architettoniche -il nostro carattere-  e falle di origine progettuale -il DNA-, con parti eccessivamente sviluppate o per contro, parti mancanti. E alla fine, al di là del risultato, proprio quello che temiamo ci spinge ad essere quello da cui vorremmo fuggire…
E Sonia, i cui genitori vogliono regolamentare per paura che diventi storta, storta lo diventa davvero, e si riconosce talmente in quel ruolo, che per sopravvivere a se stessa arriva a dare ragione a chi la accusava di esserlo quando ancora non lo era…
Utilizzo il lavoro che stiamo facendo con Sonia e le “sue vite”, l’analisi dei personaggi, per spezzare il filo dei miei ragionamenti. Faccio tesoro di tutte le esperienze, intense è il termine giusto, per fare chiarezza e per uscire dal solco che suona le stesse note musicali. Perché di fronte ad un attacco frontale dall’altro sesso (meravigliosa ed insostituibile altra metà del cielo) mi chiudo a riccio per poi contrattaccare e rientrare, in un gioco che fa così arrabbiare le mie interlocutrici?
Sicuramente ognuno di noi porta in una situazione del “come se” interpretativo, qualcosa che è presente nei propri rapporti di coppia e di vita in senso lato. Sicuramente nel nostro gioco dell’ultimo incontro c’era qualcuno che continuamente mischiava le carte e i ruoli nel tentativo di provocare reazioni che accendessero nuove dinamiche…
Però continuo a non vedere altra via d’uscita ed anzi… ritorno sulle mie abitudini e le mie strade.
A voler essere obiettivi queste virago in gonnella qualche problema relazionale ce l’hanno, visto il modo in cui trattano il loro maschietto di turno. E’ quantomeno strano che i vostri nervi sono così pronti a saltare se le risposte che arrivano dal malcapitato di turno (marito, compagno, amante, ecc…) non sono quelle che vi aspettate.
E ancora vi domando: Preferite un uomo con le palle che vi dice sempre quello che pensa, che se ne assume la responsabilità, serio, presente e che vi risponde per le rime quando, secondo lui, dite una cazzata, o uno che fa finta di starvi vicino e vi accontenta con smancerie e baggianate varie a cui siete tanto disposte a credere, e poi fa quello che gli pare, circuendovi e cambiando le carte in tavola?
Cosa realmente vi ha reso così infuocate nell’incontro-scontro con il sottoscritto?
Non avrò fatto da parafulmine di altre tempeste?
A voler rispondere a queste domande c’è da scrivere per ore, ma a me continuano a frullare in testa, mi aiutate a capire? Vi ricordo con piacere…

domenica 26 giugno 2011

Epistolario Drammaterapico

Epistolario Drammaterapico

Dramatherapy Workshop, A. Fracchiolla
 in Consciousness vs. Awareness,
Roma, 17.06.11

sabato 25 giugno 2011

Drammaterapia, Epistolario. "Caro Mario..."

17.06.2011, Consciousness vs. Awareness, Workshop di Drammaterapia,
 3° traccia.  Interprete, Angela Fracchiolla. Testo di F. Pitorri,
 Fotografia C. Gioacchini.  Regia e Fotoelaborazione, E. Gioacchini,
"23 Novembre 2001

Caro Mario,
ti scrivo oggi perché qualche giorno fa è stato il tuo compleanno ed io mi sono trovata a pensarti come se improvvisamente fosse tornato il tempo degli auguri. Non so più nulla di te, dei tuoi compleanni, di tutti gli spazi vuoti tra quell’ultimo abbraccio in cui cercavi di trattenermi ed il tuo nuovo indirizzo.
Sì mi domando perché scriverti, perché pensarti, perché oggi. Non conosco la risposta e forse non voglio nemmeno conoscerla.
Tu sei una grande finestra sul mio passato, ma quando mi affaccio e guardo il tempo, quello più giovane e quello che ci ha visto insieme, non sono affatto fiera di me. Vedo un’ombra minacciosa che riflette sull’asfalto caldo di agosto, avevo un vestito a fiori ed un profumo eau de matin e tu eri una figurina tenera nel controluce della tenda, destinata ad essere inghiottita giù per strada. Faceva tanto caldo e tu, piccolo soldatino di piombo, ti passavi ogni tanto una mano sui capelli… quante volte ti ho fatto mettere le mani tra i capelli… Volevi almeno una spiegazione, così dicevi, e poi volevi avere ancora una speranza e quella non c’era, non c’era proprio, Mario. Ti sei dovuto accontentare di poche parole, e ti ho lasciato così con la brutta copia del nostro amore. Quello ti sarà rimasto e non è per lasciarti un ricordo migliore che ti scrivo oggi.
Il tempo fa grandi cose e ci ricama addosso storie senza preoccuparsi di scolorire vestiti già messi; giusto qualche pausa, un po’ di silenzio e sensi di colpa che salgono e scendono giù dalle gambe alla testa come un’autostrada infinita. Credo di essermi persa lì dentro miliardi di volte e non ho mai cercato di giustificarmi, di consolarmi e di farti peggiore di quello che eri. Eri così: buono, obbediente, niente fumo, niente alcool, quello che si deve fare si deve fare e la vita é un copione già scritto, studio, i primi concorsi per il lavoro, la musica, famiglia. Io rientravo nella storia naturale delle cose ed è per questo che ti ho tradito e sono fuggita. L’ho capito all’improvviso e mi mancava l’aria nei pomeriggi con te, sempre più, infatti, riempiti di amici e di cose da fare. Poi è arrivato lui, un po’ trasgressivo, giramondo, con aspirazioni da letterato bohemien. Un fascino incredibile. Tu sei rimasto schiacciato. Hai presente Gatto Silvestro dei cartoni animati…schiacciato sotto un rullo ? Poi lui è sparito quasi subito un suo viaggio in Messico, ma tu sei rimasto una sfogliatella sul pavimento.
Perdonami Mario per non avertelo nemmeno detto quando tu chiedevi perché ed io affermavo che avevo solo bisogno di riflettere. Ma avevo già riflettuto su di te, omino piccolo piccolo ed ogni volta che provavo a salvarti, un desiderio di fuga prendeva il sopravvento. Perché, Mario, le tue braccia erano così poco forti e la tua voce così poco ferma? Perché parlavi così poco dei tuoi sentimenti ? Perché solo alla fine ho capito che mi amavi così tanto? Perché entravi in competizione con me ogni volta che dimostravo di valere? Perché, accidenti a te, c’erano sempre prima tua madre e tuo padre? Tua madre, avresti dovuto ucciderla ed ho ogni tanto, leggendo la cronaca nera, sperato di leggere la notizia. Ma niente, so che è ancora viva e quindi ancora cerca di controllare la tua vita. Come ti ha detto quando ha saputo che ti avevo lasciato “meglio perderla, quella puttanella, vedrai quante ne trovi…” ?
Ricordo ancora con disgusto il pollo con le patate che cucinava per te, sempre pollo e patate e la merendina che ti portava quando studiavi… Anche i regali che mi facevi venivano comprati con la sua imperativa consulenza. Da parte tua mai una ribellione, un commento fuori posto, un misero tentativo di autonomia.
 Poi, tuo padre che non mi rivolgeva quasi mai la parola (ma tu dicevi che mi stimava tanto), che dirigeva i tuoi studi , i concorsi, i gusti in fatto di macchine. Vai al diavolo, Mario. Perché mi sono sentita in colpa per tanto tempo sapendoti solo, condannandomi anch’io ad un esilio solitario come una sorta di espiazione per la colpa di averti fatto soffrire.
Non so cosa sia ora la tua vita, di sicuro la mia ha avuto il coraggio di interrogarsi per lungo tempo su tutte le sue ombre e di riuscire solo di recente a comprendersi meglio. Questa lettera fa parte di questo mio lungo percorso, in cui finalmente non ti chiedo più l’assoluzione per aver scelto il nulla piuttosto che te, ma mi riprendo quegli anni in cui con così poca dignità ho amato la mia solitudine. Ora conosco la risposta e spero che tu abbia, almeno un po’ abbandonato il sentiero del razionale e ti sia perso nel bosco.
Sandra"

venerdì 24 giugno 2011

Teatro nel Teatro, quando l'attore diventa un pò regista

Dramatherapy Workshop, Consciousness vs. Awareness, 17.06.11

giovedì 23 giugno 2011

A proposito di Teatro nel Teatro in Drammaterapia

Ambra De Innocentis (DramaticaMente Teatro) e Daniele Poto (giornalista)
 in Beyond Consciousness towards Awareness,
 Dramatherapy Workshop 17.06.2011,
In drammaterapia, quello che generalmente viene indicato come "teatro nel teatro", ovvero la rappresentazione della/nella rappresentazione, costituisce in questo speciale contesto quanto avviene all'interno del laboratorio personale (individuale) e gruppale del setting. La foto, in questo caso, lo rappresenta come quadro esterno e suggerisce immediatamente il concetto di "consapevolezza", atto riflessivo della coscienza.
Cosa stanno performando gli attori? Il testo della drammaturgia o qualcosa di se stessi? Ha importanza fare questo severo, ozioso distinguo, se è lo stimolo del testo ad offrisi come tavola già apparecchiata dove servirsi, tra rifiuti e richieste? Nell'interprete, il complesso incontro tra la situazione espressa dal testo e quanto dell'attore appartiene alla propria personale vicenda, assurge a materiale per il processo drammaterapico, un costante pescaggio e ripeescaggio tra elementi interni ed esterni, personali e gruppali (In-Out).
Una magnifica YoYo (Ambra De Innocentis) ed un superbo Daniele Poto, come interpreti, ad "improvvisare" le proprie reazioni e dinamiche psicologiche, a giocare i loro due, quattro, sei, otto ruoli...Ancora più particolare questa esperienza, se riflettiamo che si è trattato di un "attore" in drammaterapia ed un ospite, incosciente volontario! Quale magnifico specchio reciproco, dove interno ed esterno si moltiplicano per le due specifiche caratteristiche appena menzionate?

mercoledì 22 giugno 2011

Drammaterapia & Hypnodrama: esperienze del workshop


Consciousness vs. Awareness, Dramatherapy Workshop, 17.06.11

martedì 21 giugno 2011

Workshop Drammaterapia, Consciousness vs Awareness: breve briefing

Workshop esperenziale.
Lasciamo parlare le immagini, questo caledoiscopico snodarsi di performance tra l'improvvisazione e l'interpretazione guidata. Consideriamo la "consapevolezza" come una riflesso della coscienza, che situa questa ad un livello gerarchico superiore, osservata in un approccio di metacategorizzazione. Tradotto significa osservarzi al crocevia di possibilità altre. Differenti da quelle conosciute. Lo specchio viene rigirato ed è ciò che è dentro a specchiarsi sulla superficie del fuori.
Il contesto diventa significanrte quanto il testo e in bilico, sopra, maldestro ed autentico l'attore drammaterapico. Prima che inizi la sua performance, gli ricordiamo l'etica comune a qualunque attore, quella implicità in qualsiasi atto del darsi che in qualche modo costringe l'altro all'ascolto e poi quella più specifica in drammaterapia, dove si è osservati interpreti del personaggio e di noi stessi. Ringraziamo ospiti ed attori.

martedì 14 giugno 2011

DRAMMATERAPIA E IL TEATRO NEL TEATRO



@ director
Ricevo questo post da questo stupendo attore...


Ci sono cose che arrivano quando le cerchiamo, ci sono cose che arrivano perché ce le aspettiamo, ci sono cose che, indipendentemente dall’uno o dall’altro dei sopraccitati motivi, arrivano comunque, e sia che inducano in noi sentimenti positivi o negativi, sono quelle che sicuramente muovono più energia interiore.
Saltano fuori dal cappello di un mago, le trovi in mezzo alla strada dietro l’ennesima curva, le avverti guardando il cielo stellato, le percepisci quando stai insieme a una persona speciale… O te le ritrovi dentro solo perché hai guardato con occhi diversi…       
Nei giorni in cui non vado al lavoro, mi alzo e mi preparo il caffè, nel silenzio del mattino e di una altrettanto silenziosa cucina che affaccia sul cortile interno dello stabile in cui abito. “Lei” mi segue, e silenziosamente mi osserva compiere gesti ormai consueti, mi guarda bere il caffè, e altrettanto silenziosamente aspetta che mi preparo per uscire. Parliamo un po’, anzi parlo solo io, ma lei è un’ottima ascoltatrice, direi che pende dalle mie labbra…
Scendiamo velocemente le scale, lei mi precede, ma ad ogni pianerottolo si ferma e aspetta il mio arrivo, per poi sorpassarmi nuovamente mentre affronto la rampa in discesa. E’ il suo modo per farmi capire che è felice, lo leggo nei suoi occhi e in atteggiamenti ormai noti. Apro il portone e usciamo in strada, ancora non intasata dal traffico e dai pedoni. Parlo di Luna, la mia femmina di Labrador, che accompagna la nostra vita da più di tre anni, e che, a suo modo, mi ha fatto notare cose che non avrei pensato di scoprire.
Alcune espressioni del muso, alcuni atteggiamenti del corpo, spiegava una volta il nostro director, sono comuni a tutti gli esseri viventi, animali inclusi.
Un cane particolarmente espressivo, specialmente se vive a stretto contatto con la famiglia all’interno di un appartamento, instaura un rapporto di intesa fatto di gesti ed espressioni che non lascia spazio a fraintendimenti, cosa che a volte manca nel rapporto tra esseri umani basato sul verbale… Ciò che ha consentito la nostra evoluzione diventa un limite… A me viene da cercare la risposta nel fatto che spesso il verbale non è vero, o meglio, omette e nasconde parti di noi che non vogliamo arrivi al nostro interlocutore, per quella difesa, quel pregiudizio, quella difficoltà che ci fa muovere con circospezione evitando gli “errori”.
Il verbo, che grammaticalmente definisce l’azione nel tempo e nel luogo spiegandola in maniera inconfutabile, diventa, nell’accezione che definisce la capacità comunicativa propria degli esseri umani, lo strumento per circuire l’altro e per spiegare il meno possibile di ciò che vogliamo realmente comunicare, rendendo il nostro parlare una schermaglia fatta di pronomi, aggettivi, avverbi, sostantivi ed esempi che cercano di far capire “fuori” e poco o nulla “dentro”.
Ed è  per questo che instauriamo un rapporto sereno con un animale e non ci riusciamo con un essere umano; l’animale non ci giudica, non soppesa, non valuta e soprattutto non fa scattare in noi il riflesso del nostro pre-giudizio. E come Luna ed io ci capiamo con uno sguardo, allo stesso modo oggi sento molto più istintivamente le persone che ho davanti, e questo mi rende la vita molto più semplice e… leggera.
Se la difficoltà è una risorsa, perché ci rende migliori accettandola e lavorando per superarla, se la vita è un cammino da affrontare serenamente impegnandosi a dare il 100% delle proprie energie, continuo a cercare le mie risorse; dentro di me, specchiato negli altri, perfino negli occhi del mio cane.




DRAMATHERAPY & HYPNODRAMA